FONTI ALLE FATE - LA RISCOPERTA - 14.08.2010 - UNA BAMBINA, UNA DONNA E UN GATTO.

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RITA: DI TUTTO UN PO'

Rita Costagli Alias Ritrilly Slideshow: Ritrilly’s trip from San Miniato, Tuscany, Italy to 9 cities Paris, Livorno, Pistoia, Tirrenia, Cecina, Empoli, Marina di Pisa, Rosignano Marittimo and Cascina was created by TripAdvisor. See another Italy slideshow. Create your own stunning free slideshow from your travel photos.

SAN MINIATO - ARTE E SAGRA DEL TARTUFO - 21.11.2010

San Miniato - Arte E Sagra Del Tartufo - Nov'2010 Slideshow: Rita’s trip to San Miniato, Tuscany, Italy was created by TripAdvisor. See another San Miniato slideshow. Create your own stunning free slideshow from your travel photos.

PASSEGGIANDO PER MONTOPOLI IN VAL D'ARNO - 24.11.2010

venerdì 24 settembre 2010

ECCLESIASTICI CON ORIGINI SANMINIATESI - ANDREA GHINI de' MALPIGHI O MALPIGLI - segue TERZA PARTE -

(segue III parte...)


Riprendo, da dove avevo interrotta, la mia ricerca su: 
Andrea GHINI o GINI o CHINI de' MALPIGHI o MALPIGLI, 
allontanandomi un po' dalla mia ricerca originaria, sul luogo che gli dette i natali, e concentrandomi un po' di più sul periodo del suo sacerdozio e del suo cardinalato, con la prevedibile ipotesi che egli avesse incontrato c/o la Corte Papale Avignonese o in Italia, vari personaggi famosi del suo tempo, come:
  • Simone Martini (Siena 1284 - Avignone 1344) pittore e miniatore senese;
  • Ambrogio Lorenzetti, (siena 1290 - Siena 1348) pittore senese,
  • Francesco Petrarca, (Arezzo 1304 - Arquà 1374) scrittore e poeta italiano,
  • Dante Alighieri, (Firenze 1265 - Ravenna 1321) sommo poeta,
  • eccetera.
Altri del suo tempo, sembrerebbe forse più improbabile che possa averli conosciuti, ma non scarterei l'ipotesi, completamente. E questi sono, per esempio:
  • Giotto - Ambrogio Bondone - (Vespignano 1267 - Firenze 1337) e
  • Andrea Pisano - Andrea d'Ugolino da Pontedera (Pontedera 1290/1295 - Orvieto 1348/49)
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Finalmente nei siti del Vaticano, ho trovato qualcosa di più inerente al Cardinale Andrea, ossia il suo stemma o araldo.
                        
 (+1343 giu. 2 a Pirpiniani (Perpignano) 
creato da Clemente VI nel 1342 sett. 20); 
Vescovo di Tournay; S. Susanna, 1342 sett. 20.


AGRIFOGLIO (D’) GUGLIELMO
GUILELMUS de AGRIFOLIO (Aigrefeuille)
ALBORNOZ (D’) y CARILLO EGIDIO
AEGIDIUS Alvari ALBERONIUS (Albornoz)
AUBERT (D’) STEFANO
STEPHANUS ALBERTI (Aubert)
BERTRAND de COLOMBIER  PIETRO
PETRUS BERTRANDI
BESSA (DE) NICOLO’
NICOLAUS de BESSIA
BOULOGNE (DE) GUIDO
GUIDO de BOLONIA (Boulogne)
CANNILLIAC (DE) RAIMONDO
RAIMUNDUS de CANHILHACO (Canillac)
CAPOCCI NICOLO’
NICOLAUS CAPOCII
CARAMAGNE (DE) d’EUSE GIOVANNI
JOANNES de CARAMAGNO (Caraman seu Carmaing)
CHATELUS (DE) AIMERICO
AIMERICUS de CASTROLUCII (Chaslus)
CROSS (DE) CORSON PIETRO
PETRUS de CROS(O)
GARDE (DE LA) di DOMARE fra  GHERARDO
GERARDUS de DAUMARIO (de GUARDIA)
GINI MALPIGHI ANDREA
ANDREAS (GHINI MALPIGLI)
IUCE (DE) GUGLIELMO
GUILELMUS JUDICIIS
MOLENDIN (DE) (DU MOULIN) fra  GIOVANNI
JOANNES de MOLENDINIS (de la Molineyrie)
MONTESQUIEU (DE) PITTAINO
PICTAVINUS de MONTESQUINO (Montesquieu)
NABINAL (DE) ELIA
ELIAS de NABINALIS
ORSINI RINALDO
RAINALDUS (Reginaldus) de URSINIS
RIGAULT de RUFFIAC fra EGIDIO
AEGIDIUS RIGAUDI
ROBERT ADEMARO
ADEMARUS ROBERTI
ROGER de BEAUFORT PIETRO
PETRUS ROGERII
ROGER fra UGO
HUGO ROGERII
SARRATZ (DE) fra PASTORE
PASTOR de SERRAESCUDERIO (Sarrats?)
TOUR (DE LA) d’AUVERGNE  BERTRANDO
BERNARDUS (non Bertrandus) de TURRE
VILLEMUR (DE) don ARNALDO PONZIO
ARNALDUS (non Pontius) de VILLAMURO
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GHIGLINI O GHILINI
BLASONATURA: 
d'azzurro al leone d'argento coronato d'oro, tenente una bandiera di A, carica di una stella di A.
Fonte: Patriziato Subalpino A. Manno, torino 1895 - 1906, ed online Vivant a cura di A. Scordo.
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Ghin, molto raro è tipico della zona di Marano (UD), Ghini è specifico dell'area 
che comprende l'Emilia e la Toscana, derivano dal nome medioevale Ghino 
(vedi Gheno), esempio dell'uso di questo nome a Firenze si ha in uno scritto 
conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze: "...In Dei nomine amen. 
Anno Domini millesimo trecenteximo quadrageximo quarto, indictione xii, 
die primo mensis maii. ... ... emancipatus a dicto patre suo, ut contineri dixit 
in carta facta manu ser Ghini Sozzi de Senis notarii ...", traccia di questa 
cognomizzazione la troviamo a Firenze nel 1300 con Giovanni di Lapo Ghini.
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Nel sito americano:
tra i cardinali insigniti del titoli di prete di Santa Susanna, nel periodo della Chiesa Carolingia, troviamo anche Andrea Gini Malpighi:
The Carolingian Church (791 - 1585):
  • 1316-1328*Pierre d'Arreblaye 
  • 1342-1343 Andrea Gini Malpighi
  • 1344-1361*Pierre Bertrand de Colombie
  • ......
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Proseguendo la mia ricerca sul cardinale Andrea, mi propongo di cercare notizie anche sul luogo fisico, cioè Perpignano, dove egli incontrò, in veste di legato pontificio (o per meglio dire, in modo volgare: paciere), i due Re cognati spagnoli, in disputa tra loro per il possesso delle Baleari: Pietro IV d'Aragona, detto il Cerimonioso e Jaime III di Maiorca.
Intanto cercherò di inquadrare i due personaggi storici sopra citati :
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dal sito Wikipedia:  
CASATO DI BARCELLONA
Il Regno di Maiorca fu istituito da Giacomo I d'Aragona (detto il Conquistatore) come regno vassallo della Corona d'Aragona
Includeva le isole conquistate ai Mori, ossia le Baleari (Maiorca e Minorca) e le Isole Pitiuse (Formentera e Ibiza), nonché le contee del Rossiglione e della Cerdagna (all'incirca corrispondenti all'odierna Catalogna del Nord) ed i territori che Giacomo possedeva in Occitania (le zone di Montpellier, Carlat e Aumelas).
La capitale di questo regno era a Perpignano, nel Rossiglione. Alla morte di Giacomo, il regno passò al suo secondo figlio, che regnò sotto il nome di Giacomo II di Maiorca. 
Giacomo III di Maiorca fu spodestato dal trono dal cugino Pietro IV d'Aragona nel 1344 e fu ucciso, tentando di recuperare il regno, nel 1349.
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Ma chi erano i due sovrani di Maiorca e di Aragona che si combattevano e presso cui, fu inviato Legato Pontificio, il nostro Cardinale Andrea Ghini de' Malpighi o Malpigli, nel 1343? Vediamo di scoprirlo...
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dal sito Wikipedia:
Giacomo di Maiorca, detto il Temerario 
(in catalano: Jaume III de Mallorca, in castigliano: Jaime III de Mallorca)
(Catania, 5 aprile 1315 – Llucmajor, 25 ottobre 1349); 
Re di Maiorca, conte di Rossiglione e di Cerdagna e signore di Montpellier dal 1324 al 1349 e principe d'Acaia dal 1315 al 1349.
BIOGRAFIA:
Orfano di madre dalla nascita, nel 1316, rimase orfano di padre che morì, il 5 luglio, alla battaglia di Manolada in Elide, Peloponneso occidentale, Grecia per difendere il principato d'Acaia che aveva ricevuto in dote dalla moglie, Isabella.
Per la mancanza di discendenti legittimi il re di Maiorca, suo zio Sancho lo nominò suo erede; ma la cosa creò problemi col cugino, il re d'Aragona Giacomo il Giusto che pretendeva di succedere a Sancho.
Nel 1319, fu addirittura sfiorata la guerra, evitata per il pronto intervento pacificatore del papa Giovanni XXII
Fu trovata la soluzione con l'impegno di Sancho ad aiutare il cugino nella conquista della Sardegna, che sarebbe iniziata nel 1320, mentre Giacomo II d'Aragona rinunciava ad ogni pretesa sul trono di Maiorca e accettava la nomina ad erede al trono di Giacomo, il nipote del re Sancho.
Nel 1324, alla morte dello zio Sancho, Giacomo, di circa nove anni, gli successe sul trono come Giacomo III, sotto la tutela dello zio, ecclesiastico, Filippo Di Maiorca, con la reggenza di un consiglio, costituito da alcuni nobili del regno.
Lo zio Filippo di Maiorca, obbligato a mantenere fede a l'impegno di aiutare la corona d'Aragona a conquistare la Sardegna impose dure condizioni economiche al regno di Maiorca, che in pochi anni subì una dura crisi finanziaria; inoltre per rafforzare i rapporti tra le due casate (Aragona e Aragona-Maiorca), il 24 settembre 1325, Giacomo III, all'età di 10 anni, fu promesso in sposo alla cugina (ambedue erano bisnipoti di Giacomo I d'Aragona), Costanza d'Aragona di sette anni, figlia dell'erede al trono d'Aragona, Alfonso il Benigno e della contessa di Urgell, Teresa d'Entença. 
(Costanza d'Aragona, in catalano Constança d'Aragó i d'Entença (1318 – Montpellier, 1346), regina consorte di Maiorca e principessa consorte di Acaia dal 1325 al 1346. Figlia secondogenita del re della corona d'Aragona Alfonso il Benigno e della sua prima sposa, la contessa di Urgell, Teresa d'Entença († Saragozza,1327), figlia di Gombau d'Entença e di Costanza d'Antillón.)
In quegli stessi anni, una buona parte della nobiltà della Morea, nonostante la sconfitta subita da suo padre, continuava a riconoscerlo principe di Acaia.
Nel 1335, Giacomo III, riconosciuto maggiorenne (aveva 20 anni), cominciò a riorganizzare il suo regno, ma era essenziale che il rapporto con il regno d'Aragona si mantenesse buono, quindi il matrimonio con Costanza d'Aragona, sorella di Pietro IV d'Aragona (detto il Cerimonioso)  celebrato, nel 1336, a Perpignano
Nello stesso anno, alla morte dello suocero, Alfonso, salì sul trono di Aragona, Pietro il Cerimonioso, che non aveva in simpatia il cugino e cognato e per prima cosa, voleva ristabilire il giuramento di vassallaggio del re di Maiorca al re d'Aragona, cui aveva rinunciato suo nonno Giacomo II d'Aragona, il Giusto, col trattato di Anagni, del 1295.
Dopo alcuni anni di dispute e ripicche, Pietro il Cerimonioso aprì il processo per tradimento contro il cugino e cognato, Giacomo III.
Il processo condotto dal re di Aragona stesso finì per concludersi nel 1343, con la condanna del re di Maiorca Giacomo III, alla confisca di tutti i beni che erano rivendicati dalla corona d'Aragona
Al rifiuto di Giacomo di ottemperare alle disposizioni del tribunale, Pietro invase il regno di Maiorca e, dopo aver sconfitto Giacomo nella battaglia di Santa Ponça, lo occupò.
Giacomo si ritirò allora nelle contee pirenaiche, ma anche quelle, nel corso del 1344, furono attaccate ed occupate dalle truppe catalano-aragonesi.
Ora a Giacomo rimanevano solo il principato d'Acaia e la signoria di Montpellier, da cui tentò inutilmente di reimposessarsi della contea del Rossiglione.
Nel 1347, rimasto vedovo l'anno prima, Giacomo si risposò, in seconde nozze, con Violante di Vilaragut.
Nel 1349, venduta la signoria di Monpellier al re di Francia, Filippo VI di Valois, Giacomo III mise insieme un esercito, con cui tentò di recuperare il regno di Maiorca, sbarcando sull'isola di Maiorca, dove, il 25 ottobre 1349, fu sconfitto e perse la vita alla battaglia di Llucmajor, dove anche il figlio,Giacomo il pretendente, fu ferito e fatto prigioniero.
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REGNO D'ARAGONA
Mappa del regno di Aragona
Pietro IV di Aragona, detto il Cerimonioso (in catalano: Pere el Cerimoniós, in castigliano: Pedro IV de Aragón; (Balaguer, 1319 –Barcellona, 5 gennaio 1387),
Fu re di Aragona, di Valencia e di Sardegna e Conte di Barcellona (1336-1387). 
Fu anche re di Maiorca dal 1343 al 1387 e conte di Urgell dal 1347 al 1387.
Era il figlio maschio secondogenito del re della corona d'Aragona, Alfonso il Benigno e della sua prima sposa, la contessa di Urgell, Teresa d'Entença († Saragozza 1327), figlia di Gombau d'Entença e di Costanza d'Antillón.
Dato che il primogenito era morto bambino, Pietro, nato di sette mesi fu designato da suo padre erede della Corona d'Aragonamentre suo fratello Giacomo fu nominato erede della contea d'Urgell.
Il 27 gennaio 1336, alla morte di suo padre, Pietro gli subentrò sul trono della corona d'aragona come Pietro IV e, nella Pasqua del 1336, fu unto con cerimonia religiosa da don Pedro de Luna arcivescovo di Saragozza e si incoronò con le proprie mani. Pietro IV andò personalmente ad Avignone a dare il dovuto riconoscimento al pontefice Benedetto XII, che lo accolse con solennità.
Pietro IV venne chiamato "il Cerimonioso" per il suo zelo nel rispettare il cerimoniale e la venerazione della dignità reale. Fu scrupoloso nel disbrigo del suo compito, intelligente nell’uso ed esercizio della guerra, di carattere ardente e serio, umano e generalmente incline più alla pietà e alla clemenza che alla indignazione o al castigo. Abolì in Aragona l’uso di contare gli anni da Cesare e passò a contare dall’anno di nascita di Cristo.
Si sposò nel 1337 con donna Maria di Navarra (1330 – 1347), figlia della regina di Navarra, Giovanna e di suo marito Filippo conte di Évreux. Una clausola del patto matrimoniale prescriveva che se Filippo e Giovanna fossero morti senza figli maschi, il trono di Navarra sarebbe passato a donna Maria.
Pietro il Cerimonioso non aveva in simpatia il re di Maiorca, che era suo cugino ed anche suo cognato per aver sposato sua sorella, Costanza d'Aragona e per prima cosa volle ristabilire il giuramento di vassallaggio cui aveva rinunciato suo nonno Giacomo II il Giusto, col trattato di Anagni, del 1295.
Dopo alcuni anni di dispute e ripicche, Pietro il Cerimonioso aprì il processo per tradimento contro il cugino e cognato, Giacomo III. Il processo condotto dal re di Aragona stesso finì per concludersi nel 1343, con la condanna del re di Maiorca Giacomo III alla confisca di tutti i beni che erano rivendicati dalla corona d'Aragona
Al rifiuto di Giacomo III di ottemperare alle disposizioni del tribunale, Pietro invase il regno di Maiorca e, dopo aver sconfitto Giacomo nella battaglia di Santa Ponça, lo occupò.
Giacomo III si ritirò allora nelle contee pirenaiche, ma anche quelle, nel corso del 1344, furono attaccate ed occupate dalle truppe catalano-aragonesi. Giacomo III di Maiorca si ritirò allora nella sua signoria di Montpellier, che, nel 1349, vendette al re di Francia, Filippo VI di Valois, mise insieme un esercito, con cui tentò di recuperare il regno di Maiorca, sbarcando sull'isola di Maiorca, dove, il 25 ottobre 1349, fu sconfitto e perse la vita alla battaglia di Llucmajor , dove anche il figlio, Giacomo il pretendente, fu ferito e fatto prigioniero. 
Pietro IV aveva così ricongiunto alla corona d'Aragona il regno di Maiorca e le contee di Rossiglione e Cerdagna.
Rimasto vedovo, Pietro, nel 1347, sposò, in seconde nozze, Leonora del Portogallo (1328 – 1348), figlia di Alfonso IV del Portogallo e di Beatrice di Castiglia.
Negli anni 1347 e 1348 dovette soffocare due rivolte, una in Aragona dove non era gradita la nomina ad erede della figlia Costanza ed una autonomista, nel regno di Valencia, capeggiata dal suo fratellastro, Ferdinando (1329–1363), marchese di Tortosa, genero del re del Portogallo, Pietro I del Portogallo.
La peste colpì il regno d'Aragona e provocó la morte della regina Leonora del Portogallo (1348). Rimasto vedovo, il 27 agosto 1349, si risposò, in terze nozze, con Eleonora di Sicilia, figlia di Pietro II di Sicilia e di Elisabetta di Carinzia, che finalmente gli diede nel 1351 un figlio maschio, Giovanni (che sarà suo successore).
Nel 1351, alleatosi con Venezia, entrò in guerra contro Genova, che tentava di far sollevare i propri possedimenti in Sardegna. Sebbene infatti la cittadina di Alghero fosse stata ceduta alla Corona D'Aragona, il ramo sardo della famiglia Doria fomentò una rivolta nella quale venne annientata la guardia posta dagli aragonesi all'interno delle sue mura. Pietro IV organizzò dunque una spedizione navale ponendo a capo l'ammiraglio Bernardo De Cabrera e il 27 agosto 1353 sbaragliò le armate genovesi nella Battaglia di Porto Conte vicino ad Alghero, obbligando il loro generale a scappare; morirono un migliaio di Genovesi, mentre i prigionieri furono 3.500 ed i feriti più di 2.000. La città fu poi ripopolata dai catalani. Nello stesso anno comincia la guerra contro l'Arborea, l'ultimo dei quattro giudicati sardi allora sotto il governo di Mariano IV, destinata a concludersi solo nel 1420.
Nella guerra civile di Castiglia, tra Pietro il Crudele ed Enrico di Trastamara, appoggiò il secondo permettendogli di transitare con le sue truppe nei possedimenti della corona d'Aragona  e dove dovette difendersi dall'attacco di Pietro I, che, nel 1356, alleato della repubblica di Genova, voleva riprendersi i territori murciani ceduti al regno di Valencia(questa guerra è conosciuta come guerra dei due Pietri e terminò nel 1361, senza vincitori né vinti, con la pace di Terrer del 18 maggio). Continuando Pietro IV ad appoggiare Enrico la guerra riprese e terminò, dopo la morte di Pietro I, con la pace di Almazán del 1375. Nel corso di questi avvenimenti Pietro IV si macchiò di un atroce delitto facendo assassinato proditoriamente nella città di Burriana, dove si trovava con le truppe castigliane, alleate di Pietro IV, di cui era il comandante, il fratellastro, Ferdinando (1329–1363), marchese di Tortosa, per punirlo di aver guidato l'insurrezione valenziana, del 1348.
Durante il suo regno istituì la Generalitat che nel periodo 1358-1359 tenne le riunioni nelle varie cortes di Barcellona, Vilafranca del Penedés e Cervera, sotto la guida del suo primo presidente, Berenguer de Cruïlles.
Rimasto, nel 1375, ancora una volta vedovo, Pietro, si risposò, nel 1377, per l'ultima e quarta volta con la discendente di una famiglia di piccola nobiltà, Sibilla Fortià, figlia di Berengario di Fortià e di Francesca di Vilamarí.
Pietro IV di Aragona, durante il grande scisma del 1378, assunse una posizione di attesa, poi fece una seria inchiesta, nel 1380, ed una seconda nel 1386, ed alla fine convenne che l'elezione di Urbano VI, il papa di Roma, fosse da invalidare e riconobbe come papa, Clemente VII, il papa di Avignone.
Pietro IV di Aragona morì il 5 gennaio 1387, dopo aver governato per 51 anni, 11 mesi, e 18 giorni. Gli successe il figlio maschio maggiore, Giovanni il Cacciatore.
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Ma dove si trova Perpignano, dove Andrea Malpigli si recò a far da paciere?
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dal sito Wikipedia:
(immagine presa dal sito: atlas.mapquest.com/maps.perpignano)
Perpignano:
(in francese: Perpignan, in catalano:  Perpinyà) è una città della Francia (116.700 ab.), capoluogo del dipartimento dei Pirenei orientali, nella regione della Linguadoca-Rossiglione, a 40 km dal confine spagnolo di La Jonquera.
Centro di origine preromana, poi insediamento romano, ma sviluppatosi con connotazioni urbane solo in età medievale, Perpignano appartenne prima al Regno d'Aragona, poi agli Asburgo di Spagna. Nel 1642 fu occupata dalle truppe francesi nel corso della guerra dei trent'anni. Tale possesso fu definitivamente sancito con la Pace dei Pirenei (1659).
MONUMENTI:
  • Il Palazzo dei Re di Maiorca (edificato a partire dal 1276) situato all'interno della cittadella.
  • Il Castillet edificato nel 1368 e poi modificato da Vauban, monumento emblematico della città
  • La Cattedrale di St. Jean, edificata a partire dal 1324.
  • La Borsa dei Mercanti o Loge de Mer, in stile gotico del 1397.
Vista del Palazzo dei Re di Maiorca a Perpignano dal satellite di google maps
Il palazzo trecentesco dei Re di Maiorca, domina la città alta. E' posizionato intorno ad una corte centrale interna e le 4 parti dell'edificio sono sorvegliate da 8 torri, di cui la Torre Major, è ornata da due cappelle gotiche sopraelevate. Il castello si trova al centro de La cittadele di Vauban, imponente fortezza cinquecentesca chiusa da 6 bastioni che visti dal satellite ci appaiono come una Rosa dei venti, all'interno del quale esiste uno splendido giardino, per il quale e per la presenza di altri, Perpignan è chiamata la città-giardino.
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Interessante da vedere è un video su Perpinya al seguente indirizzo:
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Perpignan, fu definita “centro del mondo” dal maestro Salvador Dalí !
Sicuramente per quel periodo del 1300, lo fu.
Su una collinetta sorge il palais de Rois de Majorque; palazzo dei Re di Maiorca tel.04 68 34 48 29, ingresso in rue des Archers; interi/studenti/bambini Euro 4/2/2, 10-18 da giugno a settembre 9-17 da ottobre a maggio) simbolo dello splendore medievale di Perpignan. Il complesso fu costruito nel 1276 per i signori del nuovo regno ed era circondato da vaste coltivazioni di olivi e fichi e da una riserva di caccia (andate distrutte per fare posto alle formidabili mura della cittadella di Vauban.)
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Esiste la probabilità che il nostro Cardinale Andrea Malpighi avesse conosciuto anche il senese Simone Martini e che lo abbia introdotto alla corte d'Aragona?
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Il Retaule de Sant Francesc del Castelló de Farfanya nel solco della pittura toscana del XIV secolo
il retaule de Sant Francesc
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dal sito:
ISSN 1127-4883     BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 25 Novembre 2004, n. 381

In seguito alle crociate contro gli Albigesi (1209-29), nel corso delle quali perì il sovrano Pietro II d'Aragona (1213) e la Catalogna rinunciò ad ogni proposito espansionistico verso la Francia, si rafforzarono altri orizzonti di scambi proiettati lungo il Mediterraneo.


Le isole Baleari, strappate ai mussulmani, divennero un centro vitale del commercio marittimo instaurando stretti rapporti con Pisa, mentre la Corona d'Aragona sopraggiungeva nel Sud dell'Italia.



Il fiorire della pittura Toscana ed il nuovo epicentro artistico creatosi col trasferimento della corte papale ad Avignone (1309-1377), incoraggiarono la propagazione del paradigma figurativo toscano di cui, nei territori del regno catalano-aragonese, Majorca e la Catalogna furono i recettori principali.
La mancanza di dati non ci consente di far luce sulle relazioni culturali che si svilupparono tra la Corona d'Aragona e le città toscane, ma è certo che il regno di Majorca accolse opere ed artisti pisani che si diramarono lungo i territori della Catalogna e dell'Aragona.
Con l'incoronazione di Pietro IV il Cerimonioso re di Mallorca (1343), e con l'unione del regno catalano-aragonese, incominciarono a svilupparsi vive relazioni culturali e commerciali tra l'Isola e l'Italia.
Tramite le Baleari le influenze dell'arte Toscana penetrarono nel Levante spagnolo e Majorca svolse un ruolo fondamentale nella divulgazione dell'ultimo linguaggio trecentesco toscano, di ciò ne è una testimonianza il Retaule de la Passió della metà del XIV secolo, il polittico, che riflette l'influsso senese di Duccio da Boninsegna2, giunge dal Convento di S. Clara della Ciutat de Mallorca ed attualmente è collocato nel Museo Diocesano della stessa città3.
Anche in Aragona è documentata la presenza di artisti toscani, come Romolo da Firenze 4, registrato a Saragozza dal 1367 al 1372 tra i domenicani dell'Osca e possibile autore nel 1367 del Retaule de Sant Vincente 5, già attribuito da J. Gudiol 6 all'anonimo Mestre d'Estopanyà, artista a conoscenza della pittura di Ferrer Bassa e di Ramòn Destorrents 7, e che, a giudizio di M. Meiss, manifesta l'influenza del fiorentino Taddeo Gaddi 8. La pala, proveniente dalla Chiesa di S. Vincente de Estopanyà (Huesca) è attualmente conservata presso il Museu Nacional d'Art de Catalunya 9.
Tra il XIV-XV le Baleari rappresentavano un crocevia nodale nell'ambito del sistema di comunicazione mediterranea, dal momento che il ruolo strategico che svolgevano le rendeva il perno del commercio marittimo della cosiddetta Ruta de las Islas che collegava Barcellona col Nord d'Africa, la Sardegna e la Sicilia facendone inoltre tappa obbligata per le navi genovesi dirette verso l'Atlantico 10.
Il modello Toscano tuttavia penetrò nei vari territori della Corona in modo disuguale.
Se infatti il regno di Mallorca e la Catalogna furono i recettori principali, Valencia e l'Aragona assimilarono i modi toscani in tempi successivi.
Lungo il Levante l'impulso della cultura figurativa toscana e la conquista di Avignone sede papale agevolarono la penetrazione delle nuove formule italiane in terra catalana, dove la presenza di Simone_Martini (1336) e dei suoi seguaci nella corte avignonese convertirono questa città in centro di irradiazione dei moduli  pittorici "toscani" verso la Catalogna.
La spinta innovatrice dell'arte Toscana giunse in Catalogna anche per il tramite della Provenza per propagarsi, sempre attraverso la stessa mediazione, in Borgogna, nell'Ilde de France fino alle Fiandre ed in Boemia. L'ascendenza dell'arte italiana in terra catalana venne suffragata, inoltre, dalla presenza di Matteo Giovannetti a Majorca, registrata dal 1325 al 1330, poiché in quegli anni risulta impegnato nella realizzazione delle vetrate del Convento di S. Domingo e della cappella della Trinitat de Seo avvalendosi della collaborazione di artisti locali.
È possibile che l'irradiazione della pittura toscana dovette aver inizio durante il Regno di Jaume II d' Aragona (1291-1327), unitosi in matrimonio con l'infanta di Carlo II re di Napoli, Blanca d'Anjou. Jaume aveva ottenuto l'investitura come re di Sardegna (1285-95) da Bonifacio VIII, ed il nipote, Pedro IV il Cerimonioso (1336-87), figlio di Alfonso IV il Benigno, dispotico e coltissimo consolidò la sua posizione nei domini catalano-aragonesi incrementando lo sviluppo delle Arti.
Al di là dei Pirenei, un'importante centro di trasmissione del linguaggio Trecentesco toscano è dato da Perpinyà, sede del palazzo dei Sovrani di Majorca, in stretti legami con Tolosa e crocevia di scambi tra i Pirenei.
Nel Levante spagnolo il sommo artista innovatore fu Ferrer Bassa (Manresa 1285-Barcellona 1348).
F. Bassa ruppe con la tradizione autoctona derivante dal primo gotico francese introducendo per primo  in Catalogna gli stilemi "italianizzanti". Più di sessanta documenti attestano l'importanza e l'ampiezza della sua produzione strettamente legata alla committenza della Corona d'Aragona o a personalità civili e religiose della famiglia reale.
L'assenza di notizie tra il 1324 ed il 1333 ha permesso di avanzare l'ipotesi di un possibile viaggio dell'artista in Italia in un momento di grande fervore dell'arte Toscana.
Ferrer Bassa diffuse per tutta la Catalogna gli stilemi del Trecento toscano giacchè le sue commissioni risultano registrate in tutti i principali centri catalani, da Palma a Barcellona, a Tarragona, Girona e Lleida.
M. Meiss riscontrò forti attinenze tra l'arte di Ferrer Bassa ed i Lorenzetti.
Tra il 1336-87 l'artista catalano divenne il pittore pediletto della prima moglie di Pedro il Cerimonioso, Maria di Navarra, per la quale realizza nel 1342, dietro commissione del Sovrano, le Miniature del Libro d'oro, attualmente nella Biblioteca Marciana di Venezia 11.
Ma l'influsso italiano giunse in Catalogna anche tramite le miniature, con la diffusione dei codici legislativi bolognesi del XIII secolo.
L'epidemia di peste che infuriò in Europa nel 1348 costrinse a grandi spostamenti lungo i territori compresi tra Mallorca, Saragoza, València, diffondendosi così la tendenza ad unificare lo stile artistico nelle stesse aree che avevano adottato il fiorino.
Una delle testimonianze più rilevanti dell'arte catalana XIV secolo che si allinea appieno nell'ambito delle influenze della pittura toscana coeva, è il cosiddetto Retaule de Sant Francesc del Castellò de Farfanya, proveniente dall'omonima località, nella Comarca di Noguera, situata sul rio Farfanya, a nord di Lleida, e sede di un'antica fortezza del IX secolo.
La Pala è conservata presso il Museo Diocesano di Lleida.
Caratterizzata da 2,85 metri di altezza per 2,30 di larghezza, l'opera giunse al Museo nel corso della guerra civile (1936-39), giacché nel 1938 vi risulta già registrata.
Il polittico è costituito da un registro mediano di scomparti raffiguranti San Francesco tra i Santi, una cuspide con una Crocifissione ed il registro inferiore della predella che illustra scene della vita di San Francesco: il Santo che si toglie le scarpe durante la lettura del Vangelo, l'Approvazione alla Regola da parte di Innocenzo III, la predica ai fedeli e la morte del Santo. Nello scomparto centrale della predella, i committenti: un cavaliere ed una dama con il rispettivo stemma.
L'articolazione del polittico risulta insolita nel panorama dei retabli catalani del XIV secolo.
Nel registro principale, affianco a San Francesco, compaiono: San Ludovico di Tolosa con la corona reale in quanto figlio del re di Napoli, Carlo II, e con l'abito vescovile a motivi gigliati, Santa Chiara o Clara, fondatrice delle Clarisse, che visse secondo la regola di San Francesco, S. Antonio da Padova, descritto con i tradizionali attributi: il libro aperto e l'ostensorio, ed infine Beato Egidio d'Assisi, terzo compagno, fedelissimo di San Francesco, suo discepolo e pellegrino nel santuario di Santiago di Compostela.
Il Castellò di Farfanya dipendeva dal contado d'Urgell; nel 1340 il Sovrano, Pere II d'Urgell, promosse la costruzione della Chiesa di S. Maria, ove il polittico è stato rinvenuto; l'edificazione risulta ultimata attorno al 1400.
C. R. Post 12 propende per una datazione della pala attorno al 1350 riscontrandovi un'ascendenza mallorchina.
Il dipinto è stato oggetto intorno agli anni ottanta di malaccorti interventi di restauro che lo hanno in più parti degradato. È possibile che la sua realizzazione si collochi all'interno del circuito figurativo francescano, ovvero la più potente committenza del tempo di cui i sovrani aragonesi furono i paladini più solerti, dal momento che il fratello della Sovrana Sancha di Majorca, moglie di Roberto d'Angiò, colmo di dottrina francescana aveva instaurato una fitte rete di contatti tra i gruppi più dissidenti dei francescani d'Europa trasferendosi nel 1329 dalla Spagna a Napoli al culmine della sua attività.
J. Gudiòl, che sostiene una datazione del polittico attorno al 1360 13, riscontra una certa rispondenza tra la pala in esame ed il Retaule de Sant Vincente 14; polittico che secondo H. Focillon, rispecchia un'ascendenza senese 15. Molteplici inoltre risultano le rispondenze con il Retaule de Sant Silvestre, opera che sino all'anno della sua dispersione, 1936, risultava nella parrocchiale di S. Sebastián a Montmajor e che, con tutta probabilità, venne realizzata in tempi successivi al Retaule de Sant Francesc, secondo quanto è desumibile inoltre dalle citazioni architettoniche negli episodi laterali della vita dell'Imperatore Costantino, riflesso di una definizione non più gotica. Analoghe ai due polittici la medesima resa di caratterizzazione espressiva o lo schiacciamento sul piano delle figure centrali caratterizzate da una comune impostazione volumetrica e resa del modellato.
La costruzione dell'impianto e la compattezza dei volumi nel Polittico di Farfanya denotano un intento dottrinario.
La preziosità del fondo oro, caro all'arte senese del Trecento, pone in risalto gli effetti di chiaro scuro che evidenziano il valore plastico delle pose e dei panneggi.
Per l'inclinazione al caratterismo fisiognomico, per le qualità plastiche, la pala parrebbe inserirsi lungo il percorso figurativo senese-pisano legato al pittore Francesco Traini, e registrato a Pisa dal 1321 al 1345, il cui stile risulta marcato dalla solida conoscenza dei senesi Pietro_Lorenzetti Ambrogio_Lorenzetti.
La forte caratterizzazione delle figure che distinguono l'asprezza dello stile del Traini ed i valori plastici complessivi del suo linguaggio costituiscono tratti comuni anche al Retaule de Sant Francesc.
Le architetture semplificate che scandiscono lo spazio illusorio nello sfondo delle formelle riflettono la tendenza alle sperimentazioni spaziali che legano l'opera alle esperienze fiorentine e senesi del XIV secolo, profondamente inserite nella cultura pittorica catalana del secolo.
Il Polittico di Farfanya, dunque, si situa all'interno dell'asse tosco-catalano del quale costituisce un cursore fondamentale per la ricostruzione delle relazioni culturali nei centri del Mediterraneo del XIV secolo.
In esso emergono tracce del repertorio formale senese-pisano rappresentando pertanto una delle più emblematiche attestazioni delle relazioni con le cerchie dell'arte toscana della metà del XIV secolo in terra catalana, dal momento in cui tali cerchie avevano ormai attecchito nei centri nevralgici del Mediterraneo.
NOTE
1 Si ringrazia il Museu de Lleida Diocesà i Comarcal (Catalunya).
2 G. Llompart, Mallorca Gótica, Museu Nacional d'Art de Catalunya. 17 dicembre 1998-28, II, 99; Palma, 1999, pag. 126-9.
3 J. Sureda Pons, Catalunya, L' Espana Gótica, Madrid, 1999.
4 J. A. de Lasarte, La pintura catalana. De l'Esplendor del Gótic al Barroc, Barcelona, 1990, pag. 90.
5 J. A. de Lasarte, La pintura catalana, op. cit..
6 J. Gudiol i Ricart, Historia de la Pintura gótica en Catalunya, Barcelona, 1944. (v. d. Fig. XVIII).
7 AA.VV., Guia art Gòtic, MNAC, Barcelona, 1998, pag. 69.
8 M. Meiss, Italian style in Catalonia and a fourteenth Century Catalan workshop, in "The Journal of the Walters Art Gallery", IV, 1941, p. 60.
9 Cfr. nota 12.
10 J. Gudiol i Ricart, op. cit., Barcelona, 1944.
11 Cod. LAT. 104.
12 R. Post C. Rathfon, A History of Spanish Painting XV, Cambridge, 1958.
13 J. Gudiol i Ricart, Historia de la Pintura gótica en Catalunya, Barcelona, 1944 (v. d. Fig. XVIII).
14 Cfr. note 5-6.
15 H. Focillon, Sienne et la Catalogne, in "Peinture catalane à la fin du Moyen Age", Paris, 1933, pp. 86-100.
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  • When did Simone Martini go to Avignon?
  • Marthe Bloch
  • Speculum
    Vol. 2, No. 4 (Oct., 1927), pp. 470-472
    (article consists of 3 pages)
  • Published by: Medieval Academy of America
  • Stable URL: http://www.jstor.org/stable/2847525

SPECULUM - 1927- di M BLOCH

1304 Nasce il 20 luglio ad Arezzo, figlio di ser Petracco di Parenzo (da due anni bandito dalla città di Firenze assieme all’amico Dante Alighieri) e di Eletta Canigiani.
1311 La famiglia si trasferisce a Pisa. Qui forse P. conosce Dante.
1312 La famiglia si trasferisce ad Avignone. P. inizia a Carpentras gli studi di grammatica sotto la guida di Convenevole da Prato.
1316-1320 Studia diritto a Montpellier.
1320 Assieme al fratello Gherardo e all’amico Guido Sette va a a Bologna a seguire i prestigiosi corsi di diritto dell’Università.
1325 Ad Avignone acquista un libro che sarà per lui fondamentale, il De civitate Dei di Agostino.
1326 Muore il padre e PETRARCA è costretto a tornare in Provenza definitivamente.
1328-1329 prende gli ordini minori.
1330 Entra come cappellano nella famiglia del cardinale Giovanni Colonna, del cui entourage fanno parte Ludwig van Kempen (Socrate) e Lello di Pietro Stefano Tosetti (Lelio), che diverranno suoi intimi amici.
1333 Viaggia tra la Germania, le Fiandre e la Francia settentrionale. Ad Avignone stringe amicizia col monaco agostiniano Dionigi di Borgo san Sepolcro.
1336 il 26 aprile compie insieme al fratello Gherardo la mitica ascensione al Monte Ventoso (Fam. IV 1), che diventa allegoria paradigmatica della sua esistenza di cristiano difettivo. Ad Avignone conosce il grande pittore Simone Martini..


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Simone Martini (Siena, ca. 1284 - Avignone, 1344), conosciuto talvolta anche come Simone Sanese, è stato un pittore considerato indiscutibilmente uno dei maestri del gotico internazionale, sicuramente come uno dei maggiori e più influenti artisti della scuola pittorica senese. La sua formazione avvenne, molto probabilmente, nella bottega di Duccio di Buoninsegna, il cui influsso si riconosce in molte delle sue opere.                                                  
La sua prima opera datata è la Maestà, dipinta nel 1313-1315 nella sala del Consiglio del Palazzo Pubblico di Siena, dove è ancora visibile. Fin da quest'opera Simone mostra di differenziarsi dalla pittura a lui precedente per la squisita commistione di delicatezze e raffinatezze gotiche (largo impiego di materiali preziosi inseriti tramite punzonatura) con un impianto prospettico già rigoroso. 

Nel 1314 iniziò il ciclo di affreschi con le Storie di San Martino nell'omonima cappella della Basilica inferiore di Assisi. Nel 1317 venne chiamato a Napoli da Roberto d'Angiò, che lo nominò cavaliere (assegnandogli una pensione annua) e gli commissionò una tavola celebrativa, San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d'Angiò, oggi conservato a Capodimonte, Napoli. 

Tornato in Toscana eseguì alcuni importanti lavori, tra cui un polittico per la chiesa di Santa Caterina (1320) a Pisa (oggi conservato nel Museo Nazionale della medesima città) e un altro, oggi smembrato, per San Domenico di Orvieto. 
Fra il 1320 e il 1326 dipinse diverse opere tra cui due polittici (uno molto importante per il capitano del Popolo). 

Lo straordinario affresco raffigurante Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, è da datarsi dopo il 1328 e si trova ancora oggi nella stupenda Sala del Consiglio (detta Sala del Mappamondo) del Palazzo Pubblico di Siena, proprio di fronte alla sopracitata Maestà. È certo una delle opere più grandi della pittura italiana del '300, in cui si mescolano un'ambientazione fiabesca con un acuto senso della realtà. Questo affresco costituisce oggi motivo di aspra controversia artistica, dopo che nel 1980 è stato rinvenuto nel sottostante intonaco un dipinto di alta qualità che pare rappresentare un'opera di Simone Martini riferita alla conquista del Castello di Arcidosso, avvenuta certamente nel 1331, mentre la datazione del tradizionale ritratto equestre di Guidoriccio (soprastante!) è indicata nel 1328. 

Probabilmente coeve sono le molto interessanti, per il trattamento dello spazio, Storie del Beato Agostino Novello nella chiesa di Sant'Agostino, a Siena mentre del 1333 è il capolavoro di Simone, la raffinatissima ed enigmatica Annunciazione, eseguita assieme al cognato Lippo Memmi per la chiesa di Sant'Ansano, sempre a Siena, e oggi visibile agli Uffizi di Firenze. È questa una delle opere più vicine al gotico internazionale e alle sue raffinatezze che l'Italia abbia conosciuto. 

Poco dopo aver eseguito quest'opera (forse 1336) Simone partirà per Avignone, alla corte di Benedetto XII, dove eseguirà degli affreschi per la chiesa di Notre Dame de Doms, tra i quali ricordiamo quello di San Giorgio e il Drago, oggi perduto, ma che viene descritto splendido dalle fonti. 

Ad Avignone Simone conosce il poeta Francesco Petrarca. Leggenda vuole che proprio il Martini abbia ritratto Laura, e i versi del sonetto LVII del Petrarca stesso celebrano l'opera, oggi perduta (per amore della completezza: alcuni pensano che essi si riferiscano invece a Simone da Cremona, miniatore attivo a Napoli dal 1335 circa, ma è più probabile l'ipotesi del nostro Simone da Siena): 

"Ma certo il mio Simon fu in paradiso, 
Onde questa gentil donna si parte; 
Ivi la vide e la ritrasse in carte, 
Per far fede quaggiù del suo bel viso" 
Oltre a ciò Simone minierà per l'amico letterato anche il frontespizio di un codice con le opere di Virgilio commentate da Servio (Biblioteca Ambrosiana, Milano). 

L'ultima opera datata di Simone (e oggi conservata a Liverpool) è il Ritorno di Gesù fanciullo dalla disputa nel tempio (1342), dove compare un tema curioso e inedito: San Giuseppe che rimprovera il divino fanciullo, dopo la disputa.



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segue la cronologia di Francesco Petrarca: 

1337 Visita per la prima volta Roma, da cui rimane stupefatto. Nell’estate compra una casa a Valchiusa, che diventerà il luogo ideale per lo studio e la scrittura.



1341 Dopo essere stato esaminato a Napoli da re Roberto d’Angiò, riceve a Roma, in Campidoglio, la corona d’alloro e pronuncia la Collatio laureationis. Durante l’estate, ospite a Selvapiana (Parma) del suo amico Azzo da Correggio, prosegue il lavoro all’Africae al De viri illustris intrapreso ad Avignone.
1342 Comincia lo studio del greco sotto la guida del monaco basiliano Barlaam.
1343 Conosce ad Avignone, dove è giunto in delegazione, il notaio romano Cola di Rienzo, con cui stringe amicizia. Durante l’estate comincia la stesura dei Rerum Memorandarum libri.
1345 Fugge avventurosamente da Parma, dove infuria la guerra, e si rifugia a Verona passando per Modena e Bologna. Da Guglielmo da Pastrengo ottiene i codici, conservati nella Biblioteca Capitolare, delle lettere di Cicerone ad Attico e al fratello Quinto.
1346 Comincia a Valchiusa la stesura del De vita solitaria; comincia anche la composizione delle prime ecloghe del Bucolicum carmen.
1347 Visita il fratello Gherardo, fattosi monaco, nella certosa di Montrieux e gli dedica poco dopo il trattato De otio religioso. Il 20 maggio a Roma prende il potere con un colpo di stato Cola di Rienzo, proclamatosi tribuno della plebe, osteggiato dalla Curia. P. prende posizione a favore della politica di Cola e i rapporti col cardinale Giovanni Colonna si incrinano; comincia a pensare di trasferirsi in Italia.
1348 La peste nera riduce di più di un terzo la popolazione europea. P. perde l’amata Laura e il protettore Giovanni Colonna
1350 Va a Roma per il giubileo. All’andata e al ritorna si ferma a Firenze, dove ha modo di conoscere i suoi sostenitori, Zanobi da Strada, Francesco Nelli, Lapo da Castiglionchio e Giovanni Boccaccio, col quale stringerà una durevole amicizia.
1351 da Padova, invita l’imperatore Francesco da Carrara a scendere in Italia (Fam. X 1). In marzo lo viene a trovare Boccaccio, che gli reca l’offerta di una cattedra presso lo Studio fiorentino, che P. rifiuta.
1352 Una disputa contro i medici curanti di papa Clemente VI è all’origine del primo libro delle Invective contra medicum. Inizia forse a Valchiusa i Triumphi.
1353 Lascia per sempre la Francia e con un inno all’Italia (Epys. III 24) valica per l’ultima volta le Alpi. Va a risiedere a Milano, ospite dei Visconti, provocando grande scontento tra gli amici fiorentini, in particolare di Boccaccio.
1354 incontra l’imperatore Carlo IV a Mantova.
1356 Va in missione alla corta di Praga, dove viene nominato conte palatino. Tornato a Milano, inizia a riordinare il suo Canzoniere (redazione “Correggio”).
1359 Ospita per circa un mese l’amico Giovanni Bocacccio, con cui, tra le altre cose, discute di Dante. Verso ottobre comincia a rielaborare le sue rime volgari in quella che diverrà la “forma Chigi” dei suoi Rerum Vulgarium Fragmenta.
1361 In gennaio compie l’ultima missione diplomatica: va a Parigi a rallegrarsi con il re Giovanni II da poco liberato dalla prigionia inglese. Si trasferisce da Milano a Padova per sfuggire ad una peste dilagante. Durante l’estate muoiono il figlio Giovanni e il carissimo amico Socrate, dedicatario delle Familiares. Le lettere scritte da questo anno in avanti verranno raccolte nel libro Senilium rerum libri.
1362 Si trasferisce a Venezia, al cui Senato promette di lasciare in testamento la sua preziosissima biblioteca. Scrive a Boccaccio per dissuaderlo dall’interrompere i suoi studi letterari a causa dell’insorgere di scrupoli di coscienza (Sen. I 5).
1363 Muoiono gli amici Lelio, Francesco Nelli e Barbato da Sulmona, cui probabilmente aveva da poco inviato la raccolta delle Epystole.
1364 Assume il copista ravennate Giovanni Malpaghini, che vivrà con lui per alcuni anni. Di suo pugno, col controllo autoriale, ci sono giunte alcune opere del P., fra cui ilCanzoniere (Vat. Lat. 3195).
1366 La figlia Francesca e il genero si trasferiscono nella casa del P., dove all’inizio dell’anno nasce il nipote Francesco. Scrive una lunga lettera a Urbano V (Sen. VII 1) dove lo esorta a riportare la sede papale a Roma
1367 Durante un viaggio a Pavia scrive il De sui ipsius et multorum ignorantia, contro quattro giovani averroisti veneziani che avevano dato un cattivo giudizio della sua cultura.
1368 Si trasferisce a Padova, ospite di Francesco da Carrara, che alla fine di aprile accompagna a Udine per incontrare l’imperatore Carlo IV, di nuovo in Italia.
1369 In primavera inizia a costruire una casa ad Arquà, sui colli Euganei, in un terreno donatogli da Francesco da Carrara. Sarà questo il locus amoenus degli ultimi suoi quattro anni di vita.
1370 Pima di partire per l’ultimo viaggio a Roma, stila il suo testamento. A Ferarra è colpito da una sincope e deve far ritorno a Padova.
1371 Probabilmente quest’anno riprende la stesura dell’epistola Posteritati, destinata a tramandare nei secoli il suo ritratto ideale.
1373 Il 4 gennaio spedisce una copia del Canzoniere a Pandolfo Malatesta (“forma Malatesta”). A quest’anno risale anche la “forma Queriniana”. Traduce in latino la novella di Griselda dell’amico Boccaccio (Dec. X 10) che, col titolo De insigni obedientia et fide uxoria godrà di una fortuna molto superiore della forma originaria in volgare.
1374 Il 12 febbraio conclude l’ultimo dei suoi Trionfi, il Triumphus Eternitatis, ed interviene forse per l’ultima volta sull’ordinamento dei testi del Canzoniere. Muore ad Arquà nella notte fra il 18 e il 19 luglio.

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Il Petrarca latino e le origini dell’umanesimo (“Quaderni petrarcheschi” IX e X), Firenze, Le Lettere, 1996;
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Sitografia



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In questa puntata della mia ricerca su Andrea Ghini de' Malpighi, credo di aver divagato un po' troppo, su luoghi e personaggi che orientativamente egli potrebbe aver conosciuti tra cui alcuni su celebri toscani, ma ho concluso poco, non portando nuove notizie relative al Cardinale nostrano, se non il suo prezioso stemma cardinalizio.




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segue...

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